Lui è Assyma. Ogni giorno, in pista, trasformavamo la chiesa in scuola di italiano, e lui era lì per aiutarci, senza dire nulla, a spostare le sedie e a montare i tavoli. Con un caldo sorriso e coi suoi occhi ci penetrava di riconoscenza. Un semplice gesto mi spaccava il cuore: infilava un sacchetto in un piccolo cestino. Un gesto quasi inspiegabile, considerando che, fuori, la “pista” è cosparsa di rifiuti, bottiglie di plastica, elettrodomestici a pezzi. Un gesto che, a uno sguardo disattento, poteva sembrare quasi folle. Un gesto, in realtà, di una forza incredibile, perché segno di un’umanità che, pur nella povertà, nella precarietà, non perde dignità, ma resta bella, accogliente.

Un giorno, i nostri studenti erano pochi: giorno di grande raccolta nei campi di pomodori, forse i caporali avevano reclutato più “braccia”, la scuola di italiano doveva aspettare. Così abbiamo deciso di andare a bere un caffè nel bar di Assyma; io, lo ammetto, ero un poco diffidente. Purtroppo siamo anche così, i pregiudizi galoppano, pensiamo che, in certi luoghi, dobbiamo stare lontani da cibo e bevande che ci vengono offerti, perché… Fidiamoci, e basta. Arriviamo alla casa-bar-ristorante di Assyma: lui sta pregando, inginocchiato sul tappeto, sulla soglia di casa sua, questa qui, che si vede in foto, casa sua. Ha avvertito la nostra presenza, senza dire niente si è alzato, ci ha sorriso, e ha messo su il caffè per noi. Ha portato zucchero, cucchiaini. Ha versato un bicchiere d’acqua a tutti. Il caffè è salito, e sempre in silenzio, ce lo ha servito. È tornato ad accovacciarsi sul suo tappeto, ha ripreso a pregare. Lo ammiravamo, bevendo quel caffè dal sapore così dolce, sapore di un’umanità che sta cercando il riscatto, un’umanità che, nonostante tutto, resta degna di essere chiamata tale. Ha finito di pregare, ha ripiegato il tappeto, ha acceso la musica a palla, come in ogni bar di questo strano mondo.

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Grazie Assyma, per la dignità di cui sei esempio, con cui contagi ogni persona che incontri, con cui hai cura di ogni centimetro di spazio in una terra di nessuno, in una terra “dimenticata da Dio”, ma in cui Dio è visibile più che in ogni altro posto. Grazie Assyma, non ho mai assaggiato caffè migliore.

Laura Pettenon – volontaria Campo Io Ci Sto