Ore 4 del mattino: la sveglia squilla anche questa mattina ed ha il suono della voce del capo nero che chiama tutti a raccolta. Oggi è prevista una giornata soleggiata e i pomodori sono pronti per essere raccolti qui nel tavoliere del Gargano, nella bella Puglia. Le regole sono semplici, ce le ripete ogni giorno, ormai non lo sento più: sradichi da terra la pianta del pomodoro con le tue ruvide mani, vai al cassone e scuoti la pianta. Di pomodori ne devi raccogliere 300 kg per poter avere i tuoi 3 euro e mezzo. Appena finisci, sotto un altro cassone, e via così per le successive 13 ore. “E se non siete pronti per lavorare, faccio presto a rimpiazzarvi con altri disperati come voi”, conclude il capo nero con la sua solita smorfia beffarda.

Disperato a me, l’hai sentito? Che sciagurato! Oh ma oggi farò il mio record, riempirò un cassone dopo l’altro e riuscirò a guadagnare 30 euro, chissà! Certo, se non avessi questa schiena che mi borbotta di dolore forse riuscirei ad arrivare anche a 40 euro, 50 magari. Forse riuscirei addirittura a comprarmi una bicicletta e non dovrei più pagare quella testa marcia del capo nero che mi fa da taxista. Ne sarebbe molto felice Aisha. Oh la mia Aisha. Quale maledetto diavolo lascerebbe mai la sua amata moglie in mezzo alla povertà per andare a cercare fortuna nel bel mondo occidentale? Lo ricordo ancora, quel giorno che ci siamo salutati, e come potrei dimenticarlo? Non so dirvi se erano più gonfi di lacrime i suoi occhi allora o se lo sono i miei adesso. Ma lei mi sta aspettando, sta aspettando una vita migliore per i nostri tre splendidi bambini, non posso deluderla. Dunque oggi farò il mio record! Il re dei cassoni di pomodori. E questa sera, prima di dare tregua ai miei muscoli, lo andrò a raccontare ai miei amici italiani. Non li conoscete? Davvero?! Beh questa sera verrete con me. Alle 17.30 comincia la lezione di italiano, appena fuori il Ghetto. Io arriverò un po’ tardi, maledetto lavoro, speriamo mi accettino lo stesso. Oggi faremo, vediamo un po’…ah il verbo essere. Finalmente! Potrò dire “Io sono il re dei pomodori” in italiano. Lo dirò stasera alla maestra Anna, sarà felice di avere un campione nella sua classe. È molto brava, la mia maestra. Credo sia laureata in pazienza, ci ascolta sempre e ripete le cose cento, mille volte, sempre con un sorriso. Che fortuna che abbiamo qui al Ghetto. Il mio amico Yusuf ieri aveva la camera d’aria della bicicletta bucata, e i ragazzi della ciclofficina gliel’hanno sistemata, incredibile! I supereroi da queste parti hanno mani sporche di grasso, lo sapevi? L’altra sera ho chiacchierato con Anna, prima che lei se ne tornasse a Borgo Mezzanone. Mi ha spiegato che in Italia di solito d’estate si va al mare, si sta a far festa con gli amici e ci si rilassa. Loro invece sono qui per fare volontariato.

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Io credo che Anna sia un po’ matta. Qui vicino c’è il mare, la Puglia ha delle spiagge bellissime, e lei è qui con noi che puzziamo come maiali per insegnarci l’italiano. Lei viene dal Piemonte, che, mi ha spiegato, è situato nel Nord Italia. È venuta fino in Puglia per lavorare, e gratis! Dev’essere una pazza, la mia maestra. Da quando sono qui in Italia le persone che non mi conoscevano mi hanno sempre chiamato “Negro” o “Scimmia”. Questi ragazzi di “Io Ci Sto” quando mi vedono mi chiamano “Amico”. E mi stringono la mano, mica cercano di sputarmi addosso. Rimangono qui solo una settimana, poi partono e ne arrivano di nuovi, così fino ai primi di settembre. Ma quando se ne vanno ti mancano molto. Mi manca Andrea, che è partito tre giorni fa, e mi mancherà Anna quando tornerà in Piemonte. Ma ora loro sono qui, è questo l’importante, mi ha detto la mia maestra. Mi ha scritto sul quaderno “L’importante non è chi se ne va, ma ciò che resta quando quella persona se ne va.” Non so bene cosa voglia dire, ma lei è la maestra, e le maestre hanno sempre ragione. Anche se sono un po’ pazze.

Ester Bruni – volontaria Campo Io Ci Sto