Day 38 ~ 2100 km by Vespa, 1200 by van, 65 hours on the boat & 9 hours on the train ~ A migration story

Oggi questo nostro viaggio finisce dopo aver attraversato, per oltre un mese, il nostro Sud Europa. Abbiamo riso, litigato, sofferto ed amato, come solo durante un viaggio si può fare. Abbiamo riscoperto colori e tradizioni, determinazione e fratellanza, ma soprattutto siamo partiti carichi di pregiudizi e siamo ritornati ricchi di umanità.

Dopo aver lasciato la Grecia, ci siamo diretti a Borgo Mezzanone in Provincia di Foggia, dove da anni italiani schiacciati della disoccupazione e migranti sfruttati dal caporalato, convivono nelle contraddizioni. Qui abbiamo insegnato italiano, riparato biciclette, affiancato personale medico e giocato con i bambini, aiutando braccianti, prostitute, richiedenti asilo e famiglie italiane. Per 2 settimane abbiamo accolto 3500 migranti, stipati in baracche fatiscenti senza acqua potabile né igiene, sfruttati quotidianamente dal caporalato e della burocrazia italiana.

In questo luogo dimenticato dallo Stato, abbiamo però anche scoperto la tenacia di esseri umani distrutti dalla fatica; uomini pagati 2 euro all’ora nella raccolta dei pomodori, affaticati dal sole cocente del Mezzogiorno, ma con abbastanza energie per seguire una lezione di italiano. Abbiamo incontrato l’umanità di italiani residenti in uno dei luoghi più poveri e contraddittori d’Europa, ma pronti a restituire la dignità alla loro terra. Abbiamo incrociato lo sguardo dei superstiti della strage di Foggia, ed abbiamo abbassato la testa vergognandoci del nostro Bel Paese.

Oggi, dopo due settimane, riapro Facebook e rimango inorridito dalle parole bieche e semplicistiche della nostra politica, e mi chiedo: siamo sicuri?

Siamo sicuri che il problema è l’immigrato che ruba il lavoro e non il caporale e la grande distribuzione che sfruttano la dignità umana e la necessità di dover mandare pochi euro ai propri cari?

Siamo sicuri che é normale una burocrazia che stritola i propri cittadini ed i suoi ospiti, mantenendoli in una continua condizione di precarietà?

Siamo sicuri di voler vivere in uno Stato pronto a scagliarsi contro gli ultimi, ma cieco di fronte alla sicurezza dei nostri ponti, alla dignità del lavoro ed al diritto di potersi creare un futuro dignitoso?
Siamo sicuri che questa è la strada giusta?

Ps: questa è una lettera di uno degli studenti della scuola di italiano. Forse, quando leggiamo le notizie, dovremmo tornare a pensare alle persone ed alle loro storie, anziché chiuderci dietro il nostro schermo.

Carlo e Paola – volontari Campo Io Ci Sto

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