Se mi chiedessero quale fosse stato uno dei momenti più significativi di questa esperienza farei fatica a non raccontare il mio ritorno.

La sana pazzia che mi contraddistingue mi ha portato a decidere di camminare verso Foggia non prendendo più il treno! Ma quello che vorrei condividere con voi non è il cammino di circa 30 km che ho fatto attraverso paesaggi singolari, ma bensì le persone che ho incontrato. Indifferente, integrazione e umanità: ecco le tre parole che ritraggono a pieno quelle sei ore di cammino.

Indifferenza di tante persone a cui ho provato chiedere informazioni o aiuto. La piena integrazione che ho vissuto a pieno nei confronti di diverse persone di colore. L’ umanità invece ancora una volta ha fatto la differenza! Quattro episodi mi hanno fatto capire come non bisogna mai perdere la speranza di trovare persone pieni di umanità.

Il primo riguarda un trasportare di pomodori, mi ferma chiedendomi cosa io stessi facendo e dandomi informazioni sulla strada da percorrere invidiandomi sull’ avventura che stavo percorrendo. A una decina di chilometri da Borgo Mezzanone invece ho fermato una macchina per chiedere altri informazioni sul percorso, era un signore di colore sulla quarantina che mi ha indicato la strada e vedendomi a corto di acqua mi ha donato un litro e mezzo di acqua e ghiaccio.

Continuo verso Borgo Mezzanone quando a un certo punto un Tir carico di pomodoro mi suona, io pensando che mi dovessi scansare, viste le strade strette, mi sposto sulla banchina ma il camion si ferma, apro la porta e vedo che il guidatore mi porge una bottiglia di acqua, di nuovo un litro e mezzo. Ringrazio e proseguo il cammino. Mancavano pochi chilometri al capolinea del 24, autobus che mi avrebbe portato verso la stazione di Foggia quando ho incontrato un gruppo di ragazzi in bici, erano le 15 e tornavano da otto ore di lavoro, ci salutiamo, scambiamo due parole e per la prima volta dono io qualcosa all’ ALTRO, la bottiglia fresca appena ricevuta dal autotrasportatore.

Finalmente dopo sei ore di cammino arrivo dove noi tutti questa settimana abbiamo fatto pranzo.
Lì chiedo informazioni ad altri ragazzi sugli orari del autobus e quanto sarebbe costato il biglietto; scopro che a breve ne sarebbe passato uno e che la tratta era gratuita. Aspetto il bus chiacchierando con due ragazzi senegalesi, anche loro in direzione di Foggia dopo una giornata di lavoro. Dopo venti minuti di bus eccomi arrivato in stazione, saluto i ragazzi e prendo il treno i direzione Benevento.

Ieri molti di voi mi dicevano di non farlo, che faceva caldo, che erano troppi i chilometri invece la motivazione che mi ha spinto è anche legata al non volersi catapultare direttamente nella vita di tutti i giorni dopo questa settimana intesa!

Ho percepito in questo mio cammino, anche grazie ai diversi episodi, una sorta di allontanamento graduale dalla realtà che ci circondava fino ad arrivare alla quella che noi tutti viviamo ogni giorno. Un po’ come, metaforicamente parlando il montaggio di una ruota di bicicletta: dove il cerchione rappresenta la nostra esperienza, il copertone la vita di tutti i giorni mentre la camera d’aria che si gonfia il mio viaggio.
E, proprio come abbiamo imparato noi ciclofficina la camera d’aria gonfiandosi si avvicina aderendo progressivamente al copertone allontanando così il cerchione dal copertone. Personalmente mi è servito davvero tanto!

Concludo con un episodio divertente che ha portato il mio già esile telefonino a produrre durante le chiamate un fischio assordante!

Forse non tutti avete notato che nella strada per andare a Borgo Mezzanone negli scorsi giorni si sono rovesciati del pomodori. Ebbene si, ne ho presi un paio in caso di crisi di fame improvvise. Non mi sono accorto però che nella stessa tasca in cui ho messo i pomodori c’era il mio telefonino! Vi lascio immaginare la fine della storia!

Colgo l’occasione per salutare ancora tutti virtualmente e ringraziarli di questa settimana!

Gabriele – volontario Campo Io Ci Sto

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