Non sono solita ad utilizzare i social per condividere le mie emozioni, però stavolta credo possa valerne la pena. Perchè dopo aver agito, arriva il tempo di essere testimone.

L’arte del vivere leggeri
Sono senza energie. Mi sento stanca, ma felice. Forse è il giusto prezzo da pagare quando si vive una rinascita interiore. Se sono così stanca, mi dico, significa che sono riuscita ad utilizzare tutte le mie energie durante la settimana di campo. Ed ora sono felice, quindi chissenefrega della stanchezza! Sono felice perché il campo è stato insieme una riscoperta di me e la scoperta di una realtà nuova, almeno per me. Una realtà di quelle che senti in televisione e dici, non può essere vero, è il solito fenomeno ingigantito dai mass media. Prima balla. E’ tutto vero. E’ vero che esistono migliaia di campi di pomodori e che qualcuno, quei pomodori, deve raccoglierli. E questo qualcuno oggi come oggi sono ragazzi giovani, come me, o poco più grandi di me, migranti. Emigrati in cerca di una vita migliore e di una esistenza degna, che non hanno trovato, perchè prima di trovarli hanno incontrato un caporale che gli ha promesso un lavoro. Un lavoro faticoso, sotto il sole dell’entroterra pugliese, per 12 ore al giorno. E per poco più di 2,3,4 euro al giorno. Potrebbero essere anche di più, ma il viaggio verso il campo di lavoro stipati come animali lo devono pagare, così come pagano per un po’ d’acqua da bere. Meno male che alcuni hanno una bicicletta, recuperata chissà dove, che li rende indipendenti. E noi con la ciclofficina abbiamo contribuito a rendergli il viaggio più facile. Sudore e fatica per una vita migliore. I soldi poi il più delle volte li mandano a casa, perchè ad aspettarli dall’altra parte del mare c’è qualcuno, c’è una famiglia che crede in loro.

I migranti sono degli sfaticati, non hanno voglia di lavorare. Seconda balla. Ho visto occhi stanchi, quasi chiudersi per il sonno mancato e per la fatica del giorno, venire regolarmente a lezione di italiano su quei tavoli che sanno di libertà e indipendenza. Indipendenza da chi prova a fregarmi perchè non parlo la sua lingua, ma no adesso nessuno può farlo perché qualcosa ho imparato, ho studiato nelle ore che mi rimanevano libere dal lavoro e dalla scuola e posso provare a sognare qualcosa di più di un campo di pomodori. Qualcuno alla fine è stato capace a raccontarci dei suoi sogni, sogni normali, ma che loro vedono quasi impossibili da realizzare. Eppure non smettono di credere.

Vivono meglio di noi. Terza balla. Ora ad occhi lucidi posso descrivere la pista di Borgo Mezzanone come un posto terribilmente bello. Cioè, bello nella sua bruttura, nella sua mancanza di legalità, nel suo essere un insediamento assolutamente abusivo (informale) esistente da anni ed ora ospitante quasi 3000 persone. Il più grande d’Italia. Tutti vedono e tutti tacciono. Omertà. Tutti sanno e nessuno parla. Accettiamo la situazione. Alcuni come noi provano a intervenire per aiutarli nel nostro piccolo. Chi offre un servizio medico, chi offre un appoggio legale, la scuola di italiano e la ciclofficina. Ovvio non si possono fare miracoli. Bello perché in tutti i suoi difetti i ragazzi si sono organizzati bene, in modo geniale direi. Ci sono dei parrucchieri, mini market, bar, negozi di vestiti e persino una sorta di meccanico di bici e macchine. C’è una chiesa. Capiamoci, tutte case fatte di lamiera e materiali riciclati. Ci sono tante scritte sui muri: ‘’love your african brothers’’, ‘’we don’t know where we are going but we know where we are from: Africa’’. La fratellanza. L’amore in un mondo di dolore e di sogni infranti. ”Chissà se un giorno riuscirò a migliorare la mia situazione. Intanto ho voglia di vivere e di gridare al mondo che ci sono anche io”.

Mi sono buttata in questa esperienza senza nessun tipo di aspettativa. Ci sono ragazzi che lo fanno da tanti anni e che non smettono di credere in questo progetto. Ora capisco perchè! Io ho fatto solo una settimana tra i migranti di Borgo Mezzanone, ma cavolo quante emozioni diverse ogni giorno! Tutte le emozioni in varie sfumature. Partiamo dalla meraviglia e dall’incredulità che una realtà simile possa davvero esistere. Passiamo alla rabbia. Rabbia per tutte le persone che li insultano. Per tutte le persone che fanno finta di niente. Rabbia perchè ci governano persone che seminano odio nei loro confronti per un paio di consensi in più. Ma anche paura mista ad adrenalina la prima volta che ho attraversato la pista (si chiama così perchè è letteralmente la pista di un ex-aeroporto militare), tra le case di lamiera e alcune baracche in muratura ho incontrato degli sguardi. Occhi profondi che ti penetrano dentro. E che non dimenticherò mai! Mi sono sentita vulnerabile. Ho capito che ci sono sentimenti che non si possono prevedere. Che il sorriso e una stretta di mano non si devono negare a nessuno, soprattutto a chi ti guarda con occhi curiosi e comunica con quello, perchè non parla la tua lingua. Il sentimento di impotenza che ti procura l’attesa. E tante altre emozioni.

Ho conosciuto la vera bellezza nei volti dei miei compagni di strada. La bellezza quella che può cambiare davvero questo mondo brutto. Ho capito che possiamo provare tutti i dispiaceri del mondo, ma che noi siamo fortunati. E già per questo non dovremmo mai sentire mancanze ma solo pienezza. Ho svuotato la pesantezza accumulata in questi anni e ho fatto spazio alla leggerezza: la leggerezza che solo un sorriso e un abbraccio sinceri ti fanno provare, la leggerezza che mi permetterà di prendermi meno sul serio e di prendere altre cose più seriamente. E’ proprio vero che se non vedi fai fatica a credere. Ma ora io ci credo e sono pronta a testimoniarlo a tutti voi. Auguro a tutti voi di guardare oltre il vostro orticello e di spalancare il cuore alle cose che contano davvero. Io ci sono stata. E voi?

Un grazie a chi mi ha permesso di vivere questa esperienza e a chi l’ha vissuta con me!

Giuditta – volontaria Campo Io Ci Sto

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