Per la prima volta da circa una settimana a quest’ora ho le mani pulite e questo mi rende molto nervosa… Quindi ho deciso di sporcarmele provando a scrivere quelle “due parole” che l’anno scorso non ho avuto il coraggio di trovare.

Esperienze come questa possono insegnarti molto: concetti, nuove parole, umanità, metodi per riparare (eventualmente) una bici. Non ti insegnano però come gestire il ritorno al contorno.

Il contorno che ormai conosci bene, che il tuo tempo scandisce da sempre. Il contorno comodo di casa tua dove (magari) hai il tempo di lavarti quando vuoi. Il contorno, a questo punto strano, nel quale non puoi metterti a salutare chiunque in mezzo alla strada senza risultare un deficiente.

Il contorno contaminato o meno dal sole della settimana appena sfiorata, dove sei attivo o meno nel fare del bene. Il contorno che conosci e che ti sta emostaticamente stretto. Sono tornata parzialmente consapevole di cosa sarebbe successo una volta arrivata a casa: non avrei capito più nulla. E puoi chiamarla mancanza, inconscia consapevolezza, impotenza… Ma nessuna parola, nemmeno la più ibrida, dice davvero cosa senti. Tutto è travolto da voci, stanchezza, carte da gioco, pasta, manuali, cerchi, risate, colori, nozioni, tristezze, contatti. Il tempo renderà più nitida questa settimana di vita, ma non le toglierà il suo pungente significato.

Iscriviti alla Newsletter per restare sempre aggiornato

Non facciamo SPAM. Puoi annullare l’iscrizione in qualsiasi momento.

Farà ancora male sapere di aver fatto poco o niente, di essere in spiaggia e non dove qualcuno ti sta chiamando, di aver perso quell’isola di paradiso dove abbiamo avuto un’idea simile. Farà ancora bene sapere di aver sperato, di aver condiviso, di aver imparato, di aver sentito lo spessore della vita nelle vene. E un sacco di altre cose faranno altre cose.

Il tempo plasmerà, il cuore si riscoprirà più grande, la speranza ancora una volta albeggiante. Il contorno magari rimarrà lo stesso, ma tu no. Sarai di più.

Grazie per questo di più che mi è stato dato a piccole gocce o in forma di cascata. Grazie per aver accettato i miei tanti silenzi di confuse riflessioni sull’essere umano. Grazie per non aver accettato i miei tanti silenzi e aver deciso di riempirli con il vostro essere essere umano.  Porto con me nel contorno tutto questo sperando di riuscire, di nuovo stravolta, a ricollocarmi.

A volte vorrei lasciarmi, ma non saprei con chi altro andare. Adesso però so dove andare.

Nair Gatta – volontaria Campo Io Ci Sto