“Bordertown” è il titolo di un film che ho visto qualche anno fa che descriveva la “vita” di una città al confine tra Messico e Stati Uniti: città vittima del BAFTA, il trattato che avrebbe dovuto portare lavoro nello stato latinoamericano limitando l’immigrazione negli States. Qui un personale a prevalenza femminile produce televisori, computer… che verranno poi venduti a prezzi contenuti negli Usa e nel mondo…

Bordertown è una delle immagini che nitidamente prende forma nella mia mente ripensando alla “città-confine” che ha ospitato noi gruppo del campo lavoro IoCiSto; sto parlando del Ghetto di Rignano, villaggio in continua evoluzione che ospita circa 500 immigrati africani e che si trova in mezzo ai campi di pomodori e di altre colture della capitanata di Foggia.
Il Ghetto: una città al confine tra vari comuni della capitanata, che si rimpallano l’onere di prendersi cura degli abitanti, non occupandosi come dovuto dei servizi minini, ossia di rifornirli di acqua potabile e tenere puliti i servizi igienici mobili e… magari progettare seriamente un modo per offrire una condizione più dignitosa di vita per quelli stessi abitanti…
Una città al confine tra vari appezzamenti di terreno, i cui proprietari probabilmente ritengono normale che 500 persone vivano in condizioni igieniche precarissime, in baracche di cartone o in case diroccate, come probabilmente ritengono normale essere conniventi di una malavita organizzata – da parte di italiani – che all’interno della città si occupa di elevare lo status umano e sociale degli abitanti promuovendo prostituzione e spaccio…
Una città al confine tra Italia e Africa Centrale dove culture diverse, lingua per lo più francese, religione in prevalenza Islamica ed una microeconomia locale fatta di luoghi in cui poter comprare vestiti, alimenti e piatti tipici ti danno l’impressione di essere trasportato nel continente africano…
Una città al confine tra bellezze – storie, persone, sorrisi, bambini, umanità, rispetto, accoglienza – e contraddizioni – sfruttamento lavorativo, prostituzione, precarietà.
Una città “limite” in cui sembra  perdersi il confine tra bene e male e l’unico punto fermo che rimane è l’attenzione alla persona che hai difronte…
Nella città noi del campo di lavoro IoCiSto e gli abitanti: insieme uniti da quella stessa terra simbolo di radici culturali e religiose diverse, di storie che si intrecciano, di legami tra persone, di appartenenza reciproca, ma anche di precarietà ed in quella precarietà un desiderio forte ed una piccola azione concreta di lottare, di educare e di voler cambiare le cose insieme.
Capitanata di Foggia, 24 luglio – 7 agosto 2011

Carmine Fischetti

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